Come fare link building in modo corretto? Tutto quello che c’è da sapere

 

Link building

Link building

Si dice spesso che la link building è morta e che, in questo campo, le cose non seguono più l’andamento che avevano un tempo.
Fattore indubbiamente vero, ma che rappresenta solo una parte del problema: la link building è cambiata da quando Google ha introdotto, negli ultimi anni, i nuovi algoritmi per generare le Serp.
Ed allora, come ci dobbiamo comportare oggi su aspetti quali link dofollow e nofollow, longtail e chiavi secche, anchor text, trust di un backlink che abbiamo ricevuto e quant’altro? Ne parliamo con Filippo Jatta, Seo specialist.

Filippo Jatta: posizionamento sui motori di ricerca

“Dunque, l’argomento è piuttosto vasto. Iniziamo con ordine. Prima dell’avvento di Penguin bastavano link di bassa qualità con anchor text esatte per fare un buon posizionamento su Google (argomento sul quale ho scritto una guida base qui su jfactor).

Da Penguin in poi, invece, Google sta affinando sempre più il suo algoritmo, alla ricerca di metodi per valutare automaticamente la qualità dei link. I vecchi sistemi di link building consistevano nella creazione di link di bassa qualità, spesso commenti nei blog, article directory eccetera. A livello di contenuti si potevano usare testi spinnati, cioè creati da software automatici. Per la creazione effettiva dei link ci si poteva affidare ad altri tool automatici, come AMR (che non consiglio più di usare!).

Questi metodi mi hanno permesso di rankare siti fino al 2012 per parole chiavi molto competitive, con una facilità disarmante. In sostanza Google si basava molto sull’ottimizzazione e sulla quantità dei link, e molto meno sulla loro qualità.”

Pre e post Penguin: l’importanza della diversificazione

Adesso cosa è cambiato?
“Ora invece le cose nel campo del posizionamento sui motori di ricerca sono cambiate. Per fare link building serve pensare a una strategia chiara. La parola chiave è: diversificazione. Bisogna avere un profilo di link abbastanza vario, che comprenda guest post, commenti, social, directory, eccetera. Insomma non focalizziamoci su un solo tipo di link, cerchiamo di variare. E’ chiaro che alcune tipologie di link (es: directory) spesso sono meno potenti di altre (es: guest post), ma facciamo in modo da avere un profilo diversificato, in quanto questo risulta più naturale agli occhi di Google.”
In che altro modo si può ottenere questa diversificazione?
“Diversificazione vuol dire anche che per posizionare un sito in prima pagina su Google è prudente avere sia link follow che link nofollow. Certo, i nofollow non portano effetti diretti nel posizionamento, ma un profilo link con il 100% di link follow sarebbe sospetto no? Concentriamo la nostra attenzione anche nell’ottenimento di una parte (più piccola) di link nofollow. Questo renderà i nostri link più naturali.
Diversificare è soprattutto importante per quanto riguarda l’anchor text. Questo perché se in passato per posizionare il proprio blog si tendeva a usare anchor text esatte, cioè uguali alla query per la quale volevamo posizionarci, ora è bene utilizzare molte anchor text di tipo brand e url, e solo in piccola parte puntare ad anchor text esatte.
Ogni tipologia di query ha però le sue regole, e si può avere un’idea delle anchor text da usare sbirciando il lavoro fatto dai concorrenti che sono in prima pagina.”

Penalità Google

Google Penguin

Dofollow e nofollow: il giusto bilanciamento

“Non seguo una regola fissa in percentuali. Comunque, innanzitutto: i link nofollow sono nella maggior parte dei casi quelli provenienti da blog comments, da forum e dai social. Come ho prima detto questi link non influenzano direttamente il posizionamento, quindi è bene lavorare principalmente sui link follow. D’altra parte un sito ben posizionato sui motori di ricerca, con tanti link in entrata, deve presentare una certa percentuale di link nofollow, delle menzioni dai social, eccetera. Altrimenti Google potrebbe insospettirsi. Per tal motivo, senza esagerare con la creazione dei nofollow, io cerco di avere almeno un 10% dei link di questo tipo nel mio profilo. Una volta che il sito ottiene traffico, però, spesso tale percentuale cresce in maniera naturale, perché i visitatori del sito iniziano a menzionarlo sulle varie piattaforme. E spesso i link spontanei sono nofollow.”

Conoscere la qualità di un sito che ci linka:

“Fino a non molto tempo fa (un annetto circa) in genere passavano pochi giorni tra la creazione di un link e il boost che questo dava. Quindi bastava semplicemente creare un link e attendere qualche giorno, osservando eventuali variazioni significative nel ranking e nel posizionamento organico di un sito. Ora invece Google attende parecchio tempo prima di liberare la link juice, quindi attendere non basta più. Quello che si può fare è un lavoro a monte. Se vogliamo ottenere un link controlliamo che il sito che ci linka sia di buona qualità, che abbia contenuti originali, che non linki in ogni pagina a un sito esterno diverso in maniera sistematico, che linki a siti attinenti come argomento.”
Quali sono i parametri da valutare con maggior attenzione?
“Assicuriamoci che abbia buone metriche (DA, PA, CF, ma a mio avviso soprattutto il TF di Majesticseo). Controlliamo le sue anchor text, ed evitiamo di ottenere link da siti con anchor text sospette. Infine controlliamo tramite dei tool (semrush, seozoom) se il sito effettivamente ottiene traffico organico. Un sito con un traffico organico in crescita è un sito in genere apprezzato da Google. Ecco, seguendo questa mini scaletta possiamo avere un’idea della qualità di un sito, e quindi l’efficacia del relativo link e valutare bene se questo ci aiuterà a portare un sito in prima pagina su Google. A quel punto, dopo aver ottenuto il link, dovremo spesso attendere parecchio perché questo diventi efficace. Nel frattempo noi avremo tipicamente creato altri link, quindi l’effetto di un singolo link non sarà osservabile. Ma facendo un buon lavoro di scrematura e scelta delle nostre fonti otterremo con tempo e pazienza dei buoni risultati.”

Majestic Seo

Majestic Seo

Long tail o chiavi secche?

“Le long tail sono sempre da prediligere rispetto alle ‘chiavi secche’? No, non sono sempre da prediligere, le chiavi secche e le long tail presentano dei vantaggi e degli svantaggi e vanno ben studiate prima di iniziare l’attività di posizionamento SEO. Andiamo ad analizzarli. Il vantaggio delle chiavi secche sta nel numero di ricerche mensili: le chiavi secche hanno in genere un numero di ricerche molto più elevato delle long tail. Tuttavia si tratta di query ovviamente meno specifiche, e quindi meno targettizzate. Per questo motivo le long tail sono così preziose: anche se presentano un numero di ricerche inferiore (spesso largamente inferiore), sono più specifiche e quindi tendono a convertire meglio.”
Facciamo un esempio?
“La chiave secca “seo” ha quasi 15mila ricerche mensili. Ma chi cerca “seo” cosa sta cercando? Informazioni gratuite? Un servizio di posizionamento sui motori di ricerca? Un corso? Un servizio completo? Non possiamo saperlo. Quindi se offriamo un servizio su questo argomento è meglio puntare su query più specifiche, come ad esempio “corso seo”. E’ vero che questa kw ha solo 880 ricerche mensili, ma è molto più specifica e inquadra meglio ciò che il visitatore sta cercando. Ma il discorso potrebbe continuare: chi sta cercando “corso seo”, sta cercando un corso base o uno avanzato? Vuole un video corso o lezioni dal vivo? Vuole lezioni private? Quindi la ricerca delle long tail può continuare ulteriormente.”
Altri aspetti da valutare nella scelta?
“Un’altra variabile da tener presente è la concorrenza. Le chiavi secche hanno in genere una concorrenza molto più elevata delle long tail. Per questo motivo la scelta delle query per le quali posizionarsi dipende anche dal budget a nostra disposizione, e dalle nostre risorse. E’ bene puntare su long tail soprattutto inizialmente, per poi andare a lavorare su chiavi secche magari una volta che il nostro sito produce già una buona rendita.”

Come scegliere le anchor text da utilizzare?

“Come accennato brevemente prima le anchor text sono diventate un punto cruciale dopo l’avvento dell’algoritmo Penguin. Quello che faccio è utilizzare nella maggior parte dei casi anchor text bran e url, cioè nel caso del mio blog, JFactor.it, le anchor text nella maggior parte dei casi sarebbero “JFactor”, “j factor”, “jfactor.it”, “http://jfactor.it” e via dicendo. Diciamo nel 70% dei casi, più o meno. In un altro 20% utilizzo anchor text varie, che possono o meno includere il brand, come “maggiori info su jfactor”, o “posizionare un sito con jfactor.it”. In piccola percentuale, diciamo del 10%, possiamo usare anchor text esatte, come “posizionamento siti web”, “corsi seo”, eccetera. E’ importante però innanzitutto non prendere le percentuali che ho dato alla lettera. Sono percentuali indicative, solo per dare un’idea. In secondo luogo è un buon trucco andare a vedere le anchor text dei concorrenti in prima pagina, perché le anchor text possono variare in base ai settori.”

Contenuti di qualità

Guest post

Guest post e link acquistati: Google si stancherà prima o poi?

“E’ vero, da alcuni anni si assiste ad una corsa per ai guest post, spesso anche acquistati, per ottenere backlink di qualità. Google sta cercando di limitare questa situazione tramite controlli qualità sui siti linkanti. Infatti ci sono recensioni manuali che penalizzano siti con outbound link sospetti. Questo serve a creare un po’ di timore tra i webmaster, e a far sì che ci sia meno disponibilità nell’offrire guest post. Google non può controllare pienamente la situazione, quindi cerca altri modi per limitarla.
A cosa ti riferisci in particolare?
“Facciamo un esempio molto pratico. Tu sei Pierfrancesco, noi due ci conosciamo. Mi hai invitato per un’intervista sul tuo sito. Ho accettato di buon grado, e questa intervista contiene un link al mio blog, jfactor.it. Io e te sappiamo che questa intervista, questo link, non sono a pagamento: sono una naturale conseguenza del fatto che ci conosciamo e collaboriamo. Ma se questo guest post fosse a pagamento, Google non potrebbe comunque saperlo, perché non può controllare email e transazioni monetarie. Per questo motivo Google tende a rendere i controlli algoritmici più precisi, in modo tale da trovare dei pattern comuni tra la maggior parte di siti che vendono ripetutamente link. Affianca a questo anche penalizzazioni manuali. Io penso che non potrà mai avere il controllo totale, però farà in modo che i siti linkati e linkanti, e i loro contenuti, siano di qualità sempre migliore. E di fatto, confrontando le SERP di 5-6 anni fa con quelle attuali, ci sta riuscendo.”

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