Dopo il caso concreto di come ho fatto comparire uno studio legale di Roma nelle risposte AI, mi sono chiesto se lo stesso schema valesse anche per altre categorie di professionisti. Il commercialista è un candidato naturale: decisioni ad alto rischio (chi gestisce la contabilità o la fiscalità della mia attività), query molto specifiche, e — soprattutto — un mercato dove il posizionamento su Google spesso non coincide affatto con la visibilità nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.
Ho quindi costruito un caso dimostrativo attorno a un profilo realistico: uno studio commercialista generalista di Milano, con un buon posizionamento organico, ma senza una strategia specifica per la visibilità nei motori generativi. Ho creato un pattern che indica quello che andrei a fare io per un cliente di questo genere: spero che questi spunti possano servire per un potenziale commercialista di Milano che decida di seguirli.
Il punto di partenza: query diverse, esigenze diverse
Il primo problema, ancora prima di misurare, è che “commercialista” non è una categoria omogenea. Chi cerca un commercialista a Milano può avere esigenze molto diverse: un freelance in regime forfettario, una startup che deve aprire la partita IVA, una PMI che cerca continuità nella contabilità aziendale, o chi ha semplicemente dei risparmi da investire e non sa se rivolgersi a un commercialista o a un consulente finanziario.
Ho quindi costruito un set di query che rispecchia questa varietà, sottoposte a quattro motori generativi (ChatGPT, Gemini, Perplexity, Copilot) in sessioni separate:
- «Qual è il miglior commercialista a Milano?»
- «Miglior commercialista per regime forfettario a Milano»
- «Commercialista specializzato in startup a Milano»
- «Commercialista per PMI a Milano»
- «Consulente finanziario per investimenti a Milano»
più altre dieci varianti per zona, intento e sotto-specializzazione, per un totale di quindici query su quattro motori: sessanta interrogazioni.
Nel profilo dimostrativo che ho costruito, il risultato è coerente con quello osservato nel caso reale dello studio legale: lo studio non compare quasi mai, mentre tornano con regolarità pochi nomi ricorrenti — directory professionali generaliste, articoli di testate economiche con classifiche o guide, e in alcuni casi le pagine di grandi network di commercialisti online.
Il metodo: query diverse per fase del cliente
Il passaggio successivo, come nel caso legale, è chiedere direttamente ai motori da dove abbiano tratto le informazioni: «Da dove hai preso questi nomi?», «Quali siti hai consultato?». È un’informazione che restituisce indicazioni molto concrete su dove concentrare il lavoro di relazioni digitali.
Per un commercialista, però, c’è una variabile in più rispetto all’avvocato: la segmentazione per tipo di cliente. Le fonti che un motore generativo cita per «commercialista per regime forfettario» spesso non sono le stesse citate per «commercialista per PMI» — le prime tendono a includere guide e portali dedicati a freelance e partite IVA, le seconde testate economico-finanziarie e associazioni di categoria per le imprese. Questo significa che la strategia di digital PR non può essere unica, ma va costruita per segmento.
La diagnosi: perché un commercialista generalista rischia di sparire
Mettendo insieme le osservazioni emergono tre cause plausibili, in linea con quanto riscontrato nel settore legale ma con alcune sfumature proprie:
- La prima è l’assenza di specializzazione percepita. Un sito che si presenta come “commercialista per tutto” — persone fisiche, forfettari, startup, PMI, consulenza finanziaria — fatica a essere associato in modo netto a una query specifica, perché i motori generativi tendono a privilegiare fonti che rispondono in modo mirato a un bisogno preciso.
- La seconda è la povertà di dati verificabili nei testi: iscrizione all’albo, anni di esperienza, numero di aziende seguite, settori di specializzazione elencati in modo esplicito, spesso mancano o sono annacquati in un linguaggio promozionale generico.
- La terza è la scarsità di presenza su fonti terze di settore: associazioni di categoria, portali di consulenza per startup e forfettari, testate economiche locali — lo stesso pattern osservato per lo studio legale, qui semplicemente declinato su un ecosistema editoriale diverso.
Le azioni: differenziare invece di generalizzare
Sulla base di questa diagnosi, il piano d’intervento che imposterei ricalca la logica del caso legale, con un adattamento chiave: invece di una sola pagina “chi siamo” generica, andrei a creare o rafforzare pagine dedicate per ciascun segmento di cliente (forfettari, startup, imprese, consulenza agli investimenti), ciascuna con paragrafi autoconclusivi che rispondono direttamente alle domande tipiche di quel segmento.
In parallelo, implementerei dati strutturati coerenti (tipo ProfessionalService, FAQPage sulle domande più ricorrenti per ciascun segmento) e avvierei un lavoro di digital PR segmentato: contenuti di approfondimento reale per le testate economiche generaliste (temi fiscali, novità normative) e, separatamente, presenza su portali e community dedicate a startup e liberi professionisti per intercettare il segmento forfettario.
I risultati attesi
Nel caso reale dello studio legale, otto settimane di lavoro hanno portato le comparse da zero a undici su quindici query, con un aumento parallelo del traffico organico di circa il 18%. È ragionevole attendersi un pattern simile per un commercialista che lavori sulla segmentazione: probabilmente con risultati più rapidi sui segmenti a query più specifica (forfettari, startup) rispetto alla query generica «miglior commercialista a Milano», dove la concorrenza delle directory generaliste resta più difficile da scalzare.
Cosa portarsi a casa
Anche per un commercialista vale la lezione principale del caso legale: farsi trovare bene sul proprio sito non basta, bisogna essere citati da fonti terze che il motore generativo considera affidabili. Ma qui emerge una lezione aggiuntiva, specifica per questo settore: la segmentazione per tipo di cliente non è solo una questione di UX o di conversion, è una leva GEO a tutti gli effetti. Un contenuto che prova a rispondere a tutti finisce per non essere la risposta a nessuno — né per Google, né per un motore generativo.
Questo è ciò che io andrei a fare, sulla base della mia esperienza e dei miei precedenti lavori, se un commercialista di Milano mi chiedesse una consulenza per farlo comparire nelle risposte generative della AI. Questo case history è quindi uno studio molto dettagliato e approfondito di cosa farei io in quel caso e può servire come guida per qualcuno del settore che voglia sperimentare questo iter in autonomia.
